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“‘Roma Futura’ è la bella sorpresa di questa campagna elettorale. È necessario continuare a lavorare per trovare forze e alleati in modo da modificare le istituzioni a favore di tutte le subalternità. Stare in Consiglio comunale è fondamentale: significa portare le idee laddove servono, negli spazi della democrazia. E questa lista racchiude alcune delle competenze migliori di questa città”.

Sono le parole di Fabrizio Barca, coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, che ieri sera negli spazi di Fusolab 2.0, uno dei punti nevralgici di trasformazione e di sperimentazione sociale del quartiere Alessandrino, ha dialogato con Giovanni Caudo, capolista di ‘Roma Futura’, Marta Bonafoni, consigliera della Regione Lazio e presidente di POP idee in Movimento, Rossella Muroni, deputata ecologista e componente dell’ufficio di presidenza di Green Italia, e Giuseppe De Marzo, giornalista, scrittore, attivista della Rete dei Numeri Pari e autore del libro ‘Radical choc’, da cui è partita la discussione sui temi della lotta alle disuguaglianza e alla crisi climatica e del diritto alla salute in una Roma rigenerata, equa, sostenibile e inclusiva. Tra gli interventi anche quello di Massimiliano Torre, di Fusolab, e delle candidate al Consiglio comunale per ‘Roma Futura’ Tiziana BiolghiniClaudia Pratelli e Maria Assunta Vitelli.

“In una campagna elettorale spesso svuotata di significato sono piacevolmente sorpreso di trovarmi qui- ha detto Giuseppe De Marzo– È necessario che la politica smetta di essere il privilegio del più forte e che rifugga dalle visioni parziali. Capitalismo, patriarcato e colonialismo sono i virus del nostro mondo a cui possiamo opporci solo mediante un approccio di tipo sistemico. Siamo sull’orlo dell’abisso e ci muoviamo nella direzione sbagliata. È urgente invertire la rotta”.

Per invertirla occorre ricucire il rapporto tra istituzioni e reti sociali che in tempo di pandemia sono riuscite a fare un lavoro preziosissimo, spesso di supplenza delle mancanze dell’amministrazione. “Noi questi terminali di reti sociali, di comitati e associazioni abbiamo voluto candidarle in ‘Roma Futura’, per governare la città assieme a loro- ha aggiunto Marta Bonafoni- ‘Non devi essere grande per iniziare, ma devi iniziare per essere grande’, ha scritto Peppe nel libro. Una frase che mi è sembrata un dialogo aperto con l’approccio della lista, perché sta qui il senso della sfida che stiamo compiendo, della città che vogliamo costruire”.

Una combinazione di “realismo e radicalismo” che per Fabrizio Barca trova “piena espressione in ‘Roma Futura’, dove ci sono “quei saperi e quell’innovazione” che assieme alla continuità saranno indispensabili per “dare il senso di una comunità in costruzione”, che si pone una sfida di lungo periodo per la trasformazione della città.

“Con ‘Roma Futura’ vogliamo impegnarci in queste amministrative e nei prossimi anni per coltivare le energie, i talenti e le esperienze che hanno tenuto vivo il tessuto sociale di questa città creando coesione e risposte concrete alle crisi- ha aggiunto Rossella Muroni– E vogliamo stimolare anche la crescita di nuovi ‘fermenti’. Perché, come spiega De Marzo nel suo ‘Radical Choc’, ognuno può avere un ruolo nel cambiamento. Roma deve cambiare e sappiamo bene in che direzione: come abbiamo scritto nel nostro nome deve diventare una città femminista, egualitaria ed ecologista”.

“Noi abbiamo un compito difficilissimo, una ‘missione’: interpretare lo spirito di una sinistra nuova che abbia il proprio vessillo nell’innovazione, non nella conservazione e che ricominci a dialogare con la piazza e con le persone- ha sottolineato Giovanni Caudo- Roma non ha alcuna prospettiva se manca questo requisito. Dobbiamo ripartire dal senso stesso di ciò che evoca la parola ‘sinistra’. Come assessore all’urbanistica e presidente del Municipio III ho fatto molte cose che reputo di sinistra: la campagna trasversale per chiudere il Tmb sulla Salaria e l’apertura della Casa dei Diritti e delle Differenze, fra le altre. Ma quasi mai ho trovate al mio fianco le forze politiche che mi sarei aspettato. Dobbiamo essere contagiosi, una vera spinta al cambiamento. A tutti i livelli”.

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